Chi decide nel nostro Paese?

Il 25 novembre decideremo chi deve avere l’ultima parola nel nostro Paese. E dunque se, in caso di conflitto, debba essere applicata la Costituzione federale o il diritto internazionale. Rifiutando l’iniziativa per l’autodeterminazione e attribuendo la priorità al diritto internazionale, cosa che non fa alcun Paese al mondo, limiteremo gli effetti della nostra democrazia diretta. L’applicazione degli articoli costituzionali democraticamente votati dalla maggioranza del Popolo e dei Cantoni svizzeri sarebbe subordinata al giudizio delle organizzazioni internazionali e dei giudici stranieri. Il 25 novembre dobbiamo ricordare che la Svizzera è un Paese straordinario con un benessere superiore ad altri perché il suo Popolo ha sempre potuto decidere in autonomia le proprie regole e le proprie leggi. La nostra Costituzione è il simbolo e il fondamento della nostra libertà. Per le cittadine e cittadini svizzeri è normale poterla modificare a mezzo di iniziative popolari che arricchiscono il confronto democratico, e non per questo siamo mai stati ritenuti un Paese inaffidabile dove vige un’incertezza del diritto. Anzi. Perché dunque tutte queste mistificazioni e strumentalizzazioni contro l’autodeterminazione? Probabilmente perché molti influenti politici, e la maggior parte dei partiti svizzeri, hanno maturato nel tempo una sudditanza seriale nei confronti delle élite intellettuali ed economiche internazionaliste, poco inclini alla democrazia diretta. Dopo aver sostenuto l’adesione della Svizzera allo Spazio economico europeo e l’adesione all’Unione europea, questi gremi non esitano oggi a buttare a mare 170 anni di storia e tradizione svizzera tentando di sciogliere come neve al sole il potere democratico del Popolo svizzero. Ci raccontano in maniera rassicurante che le cittadine e i cittadini potranno ancora votare, che la nostra democrazia diretta non è in pericolo, ma nascondono il fatto che il Popolo non sarà più ascoltato dando la priorità al diritto internazionale nei confronti della nostra Costituzione. Ciò che, nota bene, non accade in alcun Paese del mondo. Per la “classe politique” disposta a investire milioni di franchi in questa campagna da Davide contro Golia, il rifiuto dell’autodeterminazione è il raggiungimento di un obiettivo importante sebbene parziale, quello della colonizzazione e dell’omologazione degli svizzeri a mezzo del diritto. Una sorta di nuova forma di sottomissione ai balivi internazionali, proprio come l’ha definita l’ex Consigliere federale Christoph Blocher. Spianata la strada, tolta di mezzo l’efficacia della democrazia diretta, all’orizzonte si profilano infatti nuovi cedimenti che prendono il nome di accordo quadro con l’UE e Patto ONU sulle migrazioni. Il 25 novembre noi sceglieremo quale diritto superiore intendiamo riconoscere. Senza alcuna esitazione a questa domanda rispondo: la nostra Costituzione. Solo lei gode della massima legittimità democratica. Lei e solo lei deve avere il primo posto nel nostro sistema giuridico. Se decidiamo, per esempio, di vietare la costruzione di minareti in Svizzera, nessun giudice o organizzazione internazionale deve poter prevalere sulla nostra decisione e imporci l’autorizzazione di ciò che abbiamo vietato. Lo stesso dicasi per l’espulsione dei criminali stranieri o per la libera circolazione delle persone. Un accordo, quest’ultimo, divenuto anticostituzionale il 9 febbraio 2014, ma che a Berna si è volutamente rinunciato a rinegoziare ed eventualmente disdire, in contrasto con quanto promesso nero su bianco al momento della votazione. I ticinesi ricorderanno come questa votazione e quella su “Prima i nostri”, volte ad attribuire la preferenza indigena ai lavoratori residenti e a ripristinare il controllo della nostra immigrazione, sia stata snaturata trasformandola in un invito per il lavoratori esteri ad iscriversi ai nostri uffici di collocamento. Nulla di più, perché il diritto internazionale, secondo alcuni, deve rimanere scolpito nella pietra. Tutto ciò per compiacere l’Unione europea e chi non digerisce che il Popolo svizzero possa continuare ad autodeterminarsi. Queste sono le concrete conseguenze con cui dovremmo confrontarci se il diritto internazionale dovesse prevalere sulla Costituzione federale. Ci ritroveremmo con una democrazia diretta placebo, inefficace e incapace di applicare le decisioni delle cittadine e dei cittadini svizzeri. Il 25 novembre voterò dunque un SÌ convinto alla nostra autodeterminazione e alla nostra democrazia diretta per rimanere libero e svizzero.

Marco Chiesa, Consigliere nazionale UDC Ticino