Cosa dobbiamo alla nostra Costituzione

É una mistificazione propagandistica attribuire a chi si batte per la democrazia diretta del nostro Paese l’obiettivo di disdire la Convenzione dei diritti dell’uomo (CEDU). Una disdetta, per altro, potrebbe essere data solo in applicazione di una decisione popolare e dunque nulla potrebbe avvenire alle spalle del Popolo svizzero. Ragionando sulla CEDU tuttavia alcune riflessioni meritano di essere riprese. L’Unione europea ha deciso per ben due volte di non sottoscriverla. Motivo di questo rifiuto? L’UE non vuole perdere la propria sovranità e non vuole che la Corte di Strasburgo prevalga sulla Corte di giustizia europea. Per questa decisione nessuno ha però mai osato affermare che l’UE corra un rischio reputazionale. Cosa che, al contrario, si dipinge volentieri nel caso in cui la Svizzera volesse applicare prioritariamente la sua Costituzione rispetto al diritto internazionale. In tale caso la Svizzera sarebbe davvero una disdicevole eccezione? No, nessun Paese al mondo antepone il diritto internazionale alla propria Costituzione. Germania e Gran Bretagna, ad esempio, non attuano le sentenze che collidono con il diritto interno e, per la cronaca, vi sono ben 7’500 sentenze di Strasburgo ancora pendenti presso gli Stati aderenti al Consiglio d’Europa. Un Consiglio d’Europa, a cui compete la nomina dei singoli giudici della Corte di Strasburgo, che ha fatto molto parlare di sé negli ultimi anni. Ciò a seguito dell’emergere di fondati sospetti di corruzione con caviale, tappeti e notti libertine in lussuosi alberghi di Baku offerti a diversi membri ed ex membri dell’Assemblea per bloccare risoluzioni critiche nei confronti dell’Azerbaigian. Almeno questo secondo le conclusioni dell’inchiesta “Caviargate” contenute in un rapporto presentato lo scorso aprile dai tre magistrati inquirenti. Alcuni pensano addirittura che la stessa Corte, un giudice per Paese, sia nominata con dinamiche poco limpide, per usare le taglienti parole di un professore di diritto dell’Università di Friborgo. Ma questo elemento, a mio avviso, è possibile iscriverlo nel solo campo delle ipotesi. Ciò che è certo è che nel nostro Paese, da anni, atti parlamentari trasversali, sottoscritti da parlamentari UDC, PLR, PPD e altri partiti, lamentano un’intromissione crescente ed eccessiva della Corte nella sovranità dei singoli Stati. Per questo motivo, nel 2015, anche l’attuale Consigliere federale Cassis e l’odierna candidata allo scrano di Doris Leuthard, Viola Amherd, avevano sottoscritto una reprimenda sotto forma di mozione allestita dall’allora deputato PPD Lustenberger. Nell’atto parlamentare si ricorda che “tra i principi generali della CEDU figura quello della sussidiarietà, secondo cui i meccanismi di tutela della CEDU rivestono rango inferiore rispetto alla tutela nazionale dei diritti fondamentali.” La mozione, che chiedeva un maggior rispetto di questo principio cardine, affonda poi il dito nella piaga: “Le recenti sentenze rese dalla Corte di Strasburgo hanno dato adito a sempre più ampie critiche in quanto costituiscono un’ingerenza, talvolta sproporzionata, nel margine di apprezzamento democraticamente legittimato e storicamente consolidato degli Stati membri”, per questo motivo: “Le sentenze suscitano talvolta incomprensione non soltanto nel popolo, bensì anche nel legislativo e tra i giudici.” Anche se la nostra Consigliera federale Sommaruga non smette di sottolineare la sua fiducia nella democrazia diretta, le sue argomentazioni contro l’autodeterminazione suggeriscono il contrario. In fondo, con un classico atteggiamento socialista, si considera che chi è più intelligente e illuminato debba proteggere la popolazione dalle sue stesse azioni. Per questo, in caso di decisioni non conformi alla volontà della “classe politique”, si sentono costretti a modificarle o peggio non applicarle. Sono convinto che milioni di persone possono commettere un errore, ma penso anche che una giuria composta da pochi giudici o funzionari non sia infallibile. La Costituzione, oggi spesso relativizzata e calpestata, offre molta più protezione della CEDU. Per questo ritengo che la nostra democrazia diretta, e con lei il volere del sovrano svizzero che trova legittimazione nella Costituzione federale, non debba essere relegato a una comparsata per lasciare il ruolo di protagonista al diritto internazionale.

Marco Chiesa, Consigliere nazionale UDC