Al Consiglio degli Stati ci sia anche l’altro Ticino

Giudicheranno gli elettori di PPD e PLR: la probabile congiunzione tra i due partiti rappresenta una nuova e gratificante opportunità di collaborazione oppure un tradimento dei valori fondativi per un mero opportunismo elettorale?

I moralismi, specie in casa altrui, non mi appartengono e sono un po’ stucchevoli per la verità. Ciò che conta per i cittadini ticinesi sono le conseguenze delle alleanze tra i partiti.

Il risultato dell’unione tra PPD e PLR è gattopardesco. Come nel romanzo di Giuseppe Tomasi di Lampedusa, il cosiddetto centro si allea per proporre un cambiamento strategico di facciata affinché nulla cambi! Ci si adatta semplicemente a una nuova situazione politica, sociale ed economica; in un certo senso ci si mimetizza per poter conservare potere, posizioni e privilegi.

Alla Camera alta, ricordiamolo, si è eletti per rappresentare il proprio Cantone e non un partito. Io penso che bisognerebbe eleggere qualcuno che proponga soluzioni diverse da quelle che i rappresentanti della famosa area di centro hanno portato negli scorsi anni. Un vero cambiamento, insomma.

Posizioni più favorevoli ai veri interessi ticinesi? Difficile che vengano dalle solite figure politiche, considerate le battaglie parlamentari e popolari condotte in barba al volere della maggioranza dei ticinesi espresso nelle urne. Penso in particolare al voto del Ticino in merito alla libera circolazione delle persone, all’iniziativa contro l’immigrazione di massa, alla preferenza indigena sul mercato del lavoro, al miliardo di coesione, alla direttiva UE sulle armi e all’applicazione delle iniziative per espellere i criminali stranieri. Tutti temi nei quali le voci che si sentivano agli Stati dicevano il contrario di ciò che voleva la maggioranza del Canton Ticino.

Chi si candida agli Stati deve, a mio avviso, sottrarsi alla distinzione manichea del «noi o loro», cercando piuttosto di ricercare una sintesi tra la pluralità delle posizioni. Solo così si rappresenta un Cantone e non soltanto una parte. Tale approccio è stato purtroppo maltrattato da una monocoltura politica cacofonica che agli Stati ha silenziato l’opinione di una parte rilevante dei ticinesi. Un grave errore che ha allontanato i cittadini dalle istituzioni, provocando un danno per la nostra democrazia e per l’intero sistema Paese, al di là di come la si pensi politicamente. Ciò è più evidente nei rapporti tra la Svizzera e quella tigre di carta che è l’Unione europea.

Ma tale distanza tra la popolazione e i rappresentanti istituzionali, emerge anche su molti altri temi. Penso in primis a quel ceto medio, vero motore del Paese, sempre più bistrattato da burocrazia e imposte. Questi cittadini, che pagano tutto e non ricevono nulla, sono i grandi dimenticati dalla politica. A furia di occuparci dei primi e degli ultimi, sono stati trascurati tutti quelli che stanno in mezzo. Per questo, penso all’abolizione del valore locativo, una misura concreta che darebbe ossigeno a chi ha investito molti sacrifici per realizzare le proprie quattro mura. Per questo credo che sia fondamentale il risanamento del nostro primo pilastro affinché anche la mia generazione possa continuare a percepire l’AVS. Per questo tutto il premio dell’assicurazione malattia deve essere deducibile dalle imposte. Per questo sono convinto che occorra buon senso prima di massacrare un’automobilista per una distrazione, magari facendogli perdere il posto di lavoro.

Per questo mi batto affinché ogni spesa sia oculata e giustificata ai reali bisogni della popolazione svizzera. Perché poi, quando si creano i buchi nello Stato o nel parastato (e ne abbiamo visti anche di recente), alla fine paga sempre il ceto medio. Lasciamo i maquillage delle alleanze di facciata a chi ha il buon tempo e parliamo della politica che i nostri eletti hanno fatto e faranno. Tutto il resto sono giochetti di prestigio della “classe politique”.

Marco Chiesa, Consigliere nazionale UDC

Opinione apparsa sul CdT del 23.07.2019

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