Cosa dobbiamo alla nostra Costituzione

É una mistificazione propagandistica attribuire a chi si batte per la democrazia diretta del nostro Paese l’obiettivo di disdire la Convenzione dei diritti dell’uomo (CEDU). Una disdetta, per altro, potrebbe essere data solo in applicazione di una decisione popolare e dunque nulla potrebbe avvenire alle spalle del Popolo svizzero. Ragionando sulla CEDU tuttavia alcune riflessioni meritano di essere riprese. L’Unione europea ha deciso per ben due volte di non sottoscriverla. Motivo di questo rifiuto? L’UE non vuole perdere la propria sovranità e non vuole che la Corte di Strasburgo prevalga sulla Corte di giustizia europea. Per questa decisione nessuno ha però mai osato affermare che l’UE corra un rischio reputazionale. Continua a leggere “Cosa dobbiamo alla nostra Costituzione”

Intervista sull’autodeterminazione – La Regione 17.10.2018

La volontà popolare, e la democrazia diretta che ne consente l’espressione, sono al centro dei dibattiti nell’animata campagna che precede la votazione sull’iniziativa dell’Udc. Per Giovanni Merlini, uno dei problemi è la propensione dell’Udc a lanciare iniziative con quesiti poco chiari. Marco Chiesa, invece, accusa il Parlamento: non ascolta il popolo.

Marco Chiesa, ormai voi dell’Udc affermate che non ci sarà alcun bisogno di disdire la Convenzione europea dei diritti dell’uomo (Cedu). Eppure fino a poco tempo fa questa era un’opzione che prendevate in seria considerazione. Ci faccia capire. Continua a leggere “Intervista sull’autodeterminazione – La Regione 17.10.2018”

Accordo sui frontalieri al capolinea. Il Ticino resta con un pugno di mosche in mano.

Secondo quanto riportato in data odierna dal quotidiano La Regione, la sottoscrizione dell’accordo sui frontalieri, parafato dalla Svizzera e dall’Italia nel 2015, è definitivamente congelata per decisione del parlamento italiano. Dando seguito a una mozione di due deputati pentastellati tutto il processo si sarebbe sciolto come neve al sole alla camera dei deputati. In buona sostanza, dopo anni di negoziazione tra le parti, fiumi di parole, accuse e controaccuse, avanzate e retromarce, tutto rimarrebbe come è allo stato attuale. I frontalieri continueranno a pagare le imposte alla fonte in Svizzera e i Cantoni svizzeri continueranno a riversare i ristorni in Italia. Nelle casse ticinesi mancheranno almeno una dozzina di milioni supplementari e la tassa d’imposta dall’attuale 61,2 per cento non salirà dunque al 70 per cento. Siamo forse giunti alla fine di una telenovela gattopardesca dove tutto cambia affinché nulla cambi. E la Svizzera, zelante prima della classe, perde nuovamente la faccia o quanto meno i suoi negoziatori e la nostra classe politica non escono certo con risultati brillanti. Continua a leggere “Accordo sui frontalieri al capolinea. Il Ticino resta con un pugno di mosche in mano.”

L’ultima parola

Ha ragione l’avvocato Tettamanti quando considera che un eventuale rifiuto dell’iniziativa per l’autodeterminazione contribuirebbe a indebolire la formula democratica che ci ha dato 170 anni di partecipazione popolare di successo, premessa di quella sicurezza e di quel benessere di cui abbiamo fin qui goduto. Ha ragione nel dire che in Svizzera una corrente di pensiero, specie tra le élite politico-burocratiche e tra gli ambienti intellettuali, manifesta sempre più insofferenza nei confronti della democrazia diretta. La democrazia diretta, per sua stessa natura, è difficilmente pilotabile perché ripartisce il potere su tutta la popolazione e tra i Cantoni. Questa insofferenza l’ho verificata di persona a Berna, sia all’interno che all’esterno di Palazzo federale. Continua a leggere “L’ultima parola”