Il disarmo dei cittadini onesti di un Paese democratico

La direttiva sulle armi che si vorrebbe imporre anche in Svizzera è stata spacciata come «la» ricetta per combattere il pericolo del terrorismo nel nostro continente. Ma che il recepimento di questa direttiva dettata dall’Unione europea, sotto lo strumentale e poco plausibile ricatto di essere esclusi dallo spazio Schengen, si riveli completamente inutile, non è una congettura ma una certezza. Ne è perfettamente cosciente anche la Conferenza dei comandanti cantonali di polizia della Svizzera che ha confermato che queste disposizioni non aumenteranno la sicurezza nel nostro Paese. Persino i portavoce del PLR e del PPD, in Parlamento, hanno messo in dubbio l’utilità della nuova legge per la lotta al terrorismo. Continua a leggere “Il disarmo dei cittadini onesti di un Paese democratico”

Il grande bluff della direttiva sulle armi

Il 19 maggio saremo nuovamente confrontati con un adeguamento del nostro diritto nazionale alle direttive dell’Unione europea, alla quale non apparteniamo, ma a cui siamo indirettamente legati dalla libera circolazione delle persone e dal relativo accordo sullo spazio Schengen. L’Unione europea, desiderosa di mostrare attivismo nei confronti della minaccia terroristica, sostiene che la direttiva sulle armi migliorerà la sicurezza nel nostro continente e che, con la sua adozione, vi saranno effetti positivi anche per la Svizzera a seguito della riduzione del rischio di attacchi. Molti dubitano di queste certezze sventolate ai quattro venti e ripetute come un mantra. Per onestà intellettuale va ricordato che gli attacchi terroristici non sono effettuati principalmente con armi da fuoco, ma con veicoli di ogni tipo, soprattutto camion, causando indicibili sofferenze. Inoltre, le armi utilizzate per un atto violento non sono quelle regolarmente registrate e in possesso di onesti cittadini svizzeri, appassionati di tiro o cacciatori. Continua a leggere “Il grande bluff della direttiva sulle armi”

Cosa dobbiamo alla nostra Costituzione

É una mistificazione propagandistica attribuire a chi si batte per la democrazia diretta del nostro Paese l’obiettivo di disdire la Convenzione dei diritti dell’uomo (CEDU). Una disdetta, per altro, potrebbe essere data solo in applicazione di una decisione popolare e dunque nulla potrebbe avvenire alle spalle del Popolo svizzero. Ragionando sulla CEDU tuttavia alcune riflessioni meritano di essere riprese. L’Unione europea ha deciso per ben due volte di non sottoscriverla. Motivo di questo rifiuto? L’UE non vuole perdere la propria sovranità e non vuole che la Corte di Strasburgo prevalga sulla Corte di giustizia europea. Per questa decisione nessuno ha però mai osato affermare che l’UE corra un rischio reputazionale. Continua a leggere “Cosa dobbiamo alla nostra Costituzione”

L’ultima parola

Ha ragione l’avvocato Tettamanti quando considera che un eventuale rifiuto dell’iniziativa per l’autodeterminazione contribuirebbe a indebolire la formula democratica che ci ha dato 170 anni di partecipazione popolare di successo, premessa di quella sicurezza e di quel benessere di cui abbiamo fin qui goduto. Ha ragione nel dire che in Svizzera una corrente di pensiero, specie tra le élite politico-burocratiche e tra gli ambienti intellettuali, manifesta sempre più insofferenza nei confronti della democrazia diretta. La democrazia diretta, per sua stessa natura, è difficilmente pilotabile perché ripartisce il potere su tutta la popolazione e tra i Cantoni. Questa insofferenza l’ho verificata di persona a Berna, sia all’interno che all’esterno di Palazzo federale. Continua a leggere “L’ultima parola”